Lontani nello spazio. Presenti nello stesso momento.
Ogni progetto nasce da una domanda. Anche Yoursaf.
Per molti anni ho praticato meditazione e yoga, cercando di comprendere, attraverso l'esperienza diretta, il valore della pratica costante. Nel frattempo il mio lavoro mi portava in una direzione apparentemente lontana: quella dell'ingegneria, della progettazione e della costruzione di sistemi. Per molto tempo questi due percorsi — la pratica interiore e il pensiero ingegneristico — sono rimasti separati. Poi, un giorno, si sono incontrati.
I momenti che hanno dato vita al progetto
Osservando diverse comunità di meditazione, notavo una difficoltà ricorrente: quasi sempre crescono attorno a un metodo, a un insegnante o a un'organizzazione. Per farne parte occorre in qualche misura adattarsi a quel metodo. Mi domandavo se fosse possibile immaginare qualcosa di diverso: un modo per permettere a persone molto diverse tra loro — per pratica, cultura, esperienza — di condividere un momento di meditazione, senza chiedere a nessuno di cambiare la propria.
L'ingegneria mi aveva insegnato una lezione semplice: un buon sistema non funziona perché il suo progettista continua a guidarlo, ma perché è stato progettato per funzionare da solo. Ho iniziato a chiedermi se quella stessa logica potesse valere anche per la meditazione condivisa. Non serviva creare una nuova tecnica, né fondare una nuova scuola. Serviva qualcosa di molto più essenziale: un punto in comune capace di reggersi da sé, senza bisogno di una guida costante.
L'intuizione arrivò quasi all'improvviso: non era necessario sincronizzare il modo di meditare, bastava sincronizzare il momento. Se persone diverse scelgono di dedicare, nello stesso istante, alcuni minuti alla propria pratica — qualunque essa sia — nasce comunque un'esperienza condivisa, senza che nessuno debba rinunciare al proprio metodo. Da questa idea è nato il Protocollo Yoursaf: un protocollo che coordina pochi elementi comuni — il giorno, l'orario e, quando previsto, un tema — lasciando ogni persona libera di meditare secondo la propria esperienza.
Fin dall'inizio non ho voluto creare qualcosa che dipendesse dalla presenza del suo fondatore. L'obiettivo è sempre stato un altro: progettare un sistema semplice, capace di continuare a esistere nel tempo, oltre le persone che lo hanno avviato. Se un giorno il Protocollo Yoursaf continuerà a riunire persone senza che qualcuno ricordi chi lo ha ideato, significherà che il progetto avrà raggiunto il suo scopo.
Il Protocollo Yoursaf coordina pochi elementi condivisi:
Tutto il resto — come sedersi, come respirare, quale tecnica seguire — rimane una scelta libera di ogni persona.
Perché si chiama Yoursaf?
Il nome racconta la stessa idea che ha dato origine al progetto.
Perché la meditazione appartiene a chi la pratica.
Perché ogni persona dovrebbe poter vivere questo momento in uno spazio libero da giudizi, imposizioni e gerarchie.
Yoursaf unisce queste due dimensioni: una pratica personale e un momento condiviso.
Non ti chiediamo di cambiare il tuo modo di meditare, di appartenere a un gruppo o di essere qualcuno di diverso. Ti invitiamo semplicemente a dedicare alcuni minuti alla presenza, sapendo che, nello stesso istante, altre persone nel mondo hanno fatto la stessa scelta. È così che cresce Yoursaf. Una presenza alla volta.
Ora conosci la storia del progetto. Il resto non si comprende leggendolo: si comprende partecipando.
Scegli un luogo tranquillo, consulta l'orario della prossima sessione e unisciti a migliaia di persone che, nello stesso istante, stanno scegliendo di fermarsi e respirare. Non serve esperienza. Non serve registrarsi. La pratica rimane tua.
Scopri la prossima sessione